sabato 17 maggio 2025

IL REGOLAMENTO ANTENNE CITTA’ DI GRADO

Alcune premesse per definire il contesto regolamentare e per illustrare ciò che è successo a Grado dal 2016 ad oggi: - Perchè il 5G: l'Europa chiede agli Stati membri da anni di sviluppare rapidamente le reti di telefonia, fissando obiettivi per la digitalizzazione e la connettività entro il 2030 (“Digital Compass 2030”), uno di questi obiettivi è che tutti i cittadini europei abbiano accesso al 5G nelle aree popolate entro il 2025. Conseguenza diretta è che i Comuni si trovano a gestire il loro territorio con strumenti che non possono vietare, ma suggerire, perchè la rete 5G rimane una priorità nazionale ed europea, mentre il confronto scientifico-medico sulla nocività o meno del 5G è ancora in corso; - I Comuni hanno il compito di gestire la pianificazione e le autorizzazioni per le antenne, mentre le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) sono responsabili del controllo e monitoraggio delle emissioni elettromagnetiche generate dalle antenne. Quindi un Sindaco non può decidere limiti diversi da quelli imposti perchè è ARPA a certificare strumentalmente se la nuova proposta di antenna rispetta o no i limiti di legge anche se, mentre la ricerca scientifica non ha raggiunto ancora conclusioni certe, i limiti di esposizione sono cresciuti nel tempo (più i limiti sono alti più le emissioni aumentano, più velocemente si distribuisce il segnale); - La legge di riferimento per il FVG è la Legge Regionale n.3 del 2011 che “obbligava e obbliga” i Comuni a dotarsi di Regolamento Antenne con annessa planimetria; la legge indicava in 12 mesi il tempo massimo per i Comuni per approvare lo strumento di gestione, periodo largamente disatteso dai più. Quindi, teoricamente, tutti i Comuni del FVG, indipendentemente da convinzioni personali dei singoli amministratori sulla pericolosità o meno delle onde elettromagnetiche, avrebbero dovuto approvare il Regolamento entro il 2012, diciamo il 2013; - l’incarico per la stesura del Regolamento è stato affidato dall’allora commissario Kovatsch nell’anno 2016 ad un gruppo di lavoro di cui facevo parte, costituito da un architetto (il sottoscritto), un avvocato e un ingegnere esperto in telecomunicazioni. Il lavoro è stato completato e presentato sia in Sala del Consiglio del Comune (22 dicembre 2016), che nel novembre dello stesso anno all’Hotel Astoria in occasione di un convegno; - Il Regolamento è stato consegnato al Comune di Grado tramite PEC, con allegati i file (Norma Regolamentare, Planimetria e Relazione di progetto), e in in tre copie cartacee lo stesso giorno: il 5 dicembre 2016. Ciò significa che dal 5 dicembre 2016 il Comune ha avuto a disposizione il Regolamento ma affinché diventasse operativo avrebbe semplicemente dovuto portarlo in approvazione in Consiglio comunale, invece i vari Sindaci che si sono susseguiti non l’hanno fatto, nè Dario Raugna (2016-2021), nè Claudio Kovatsch (2021-2023); Poi abbiamo avuto il Commissario prefettizio dott. Augusto Viola, per un breve periodo e dal giugno 2024 il sindaco Giuseppe Corbatto. Va detto che dal 2016 al 2020 ci sono stati dei consiglieri comunali che hanno sollecitato l’Amministrazione di allora sull’approvazione del Regolamento, ma senza fortuna. Esistono le registrazioni del consiglio comunale e per chi volesse approfondire può ascoltare la seduta del 26 maggio 2020 da circa 1 ora e 20/22 minuti in poi:https://www.magnetofono.it/streaming/grado/play.php?flv=CCGRA_55853_74076_001_20200528&q= La reale efficacia dello strumento “Regolamento Antenne” È un fatto anche che l’adozione del Regolamento Antenne non tutelerà completamente i cittadini; sarà certamente uno strumento utile e la risposta ad un obbligo di legge, ma la stessa norma per quanto riguarda la scelta dei siti per il posizionamento delle antenne parla di “aree preferenziali” e “aree controindicate”, ma dice anche che in quelle controindicate il Regolamento deve definire “… le condizioni alle quali la realizzazione degli impianti è ammissibile”: quindi il Regolamento non può escludere a priori delle zone della città, ma può condizionare, attraverso anche scelte tecniche, le nuove installazioni. Inoltre la norma non permette di installare le antenne nelle cosiddette “aree tutelate” (ospedali, case di cura, scuole…), ma non definisce una fascia di rispetto attorno ad esse; questo significa che se l’antenna viene installata “al di là della strada” (per fare un esempio non su Casa Serena o sulla scuola Dante, ma in piazza del Lavoro), si rispetta la norma, ma otteniamo un risultato probabilmente peggiore. Tutti sanno ormai che l’irradiazione di una antenna il cui centro elettrico sta a 20/25 metri di altezza ha si una ricaduta variabile in base al tilt (inclinazione d’antenna), ma mediamente ha la sua massima intensità attorno ai 100/150 metri, quindi si capisce che perimetrare le aree sensibili non basta. E quando sono state inserite nei vari Regolamenti delle fasce di rispetto attorno ai siti sensibili, queste, nei ricorsi al TAR, sono sempre state cassate. Dal Regolamento aggiornato ad un nuovo strumento per una effettiva gestione del fenomeno. Dopo l’insediamento della nuova Amministrazione è stato rinnovato l’incarico allo stesso gruppo di lavoro per un aggiornamento del Regolamento che ormai appariva non più coerente con lo stato di fatto e con tutte le nuove antenne installate dal 2016 ad oggi. Da un anno i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici sono aumentati per normativa nazionale in modo consistente: il limite massimo da non superare nei luoghi abitati è passato da 6 volt/metro a 15 volt/metro. Apparentemente il limite è “solo” raddoppiato ma, in realtà, essendo cambiato il metodo di misura (la media ora viene calcolata sulle 24 ore e non più su 6 minuti) l’intensità risulta maggiore, di fatto, di decine e decine di volte se non di centinaia. Il segnale che arriva ai nostri cellulari all’aperto attualmente è forte e a volte anche ridondante, ma l’obiettivo di chi ci vende le SIM è di potenziarlo ancor di più per entrare nelle case, attraversando i muri che schermano i segnali ad alta frequenza come il 5G. Molto probabilmente il fenomeno si acutizzerà con il 6G prossimo venturo. Quindi le nuove richieste di antenne sono rivolte soprattutto a soddisfare questa esigenza commerciale, anche se noi in casa ci colleghiamo al wi-fi e quindi di un segnale potente, anche indoor, non ne avremmo bisogno. Il Regolamento aggiornato sarà pronto entro i primi di giugno, ma stiamo verificando la fattibilità tecnica (al di là del nostro incarico) di una ipotesi di progetto che permetta di veicolare i segnali dei Gestori in modi diversi, in particolare per alcune zone della città, e non solo con pali da 25 metri o antenne-camino sulle case. L’obiettivo è quello di ottimizzare il segnale limitandone le potenze, in modo da evitare inquinamento inutile. Inoltre si potrebbe anche pensare ad una Grado che rispetti le persone elettrosensibili, purtroppo in crescita, con la creazione di aree neutre e con alcuni alloggi residenziali e/o unità ricettive schermate dall'irradiazione e servite solo via cavo. Questa potrebbe essere una scelta valida sia per l'attenzione della Comunità alle necessità di persone in difficoltà, sia come ulteriore offerta per i turisti che vengono a Grado. Spero di aver dato indicazioni utili e soprattutto oggettive, aldilà delle considerazioni di parte.

sabato 9 marzo 2024

LE SABBIATURE a GRADO (la Psammoterapia)

Una risorsa che ci appartiene e che andrebbe valorizzata.
Definizioni dal web: 1 - dal sito “grado.it" “L’uso curativo della sabbia di mare e i suoi straordinari benefici sono di antica memoria alle Terme Marine di Grado. Le sabbiature (o psammatoterapia) sono un trattamento termale che si attua ricoprendo il corpo di sabbia calda con l’impiego di acqua di mare. Sono particolarmente indicate per alcune patologie articolari e forme reumatiche… a partire dagli anni ‘60 i migliori calciatori italiani amano abbinare alla pura vacanza un momento di cura per usufruire dei benefici delle sabbiature.”  2 - dal sito Treccani Tipo di termoterapia praticata già dai tempi antichi, che si attua ricoprendo il corpo (a eccezione della testa) di sabbia calda. Indicata in talune malattie articolari e forme reumatiche. 3 - da WIKIPEDIA ...nel 1892 a Grado (Friuli-Venezia Giulia) venne costruito il primo stabilimento psammatoterapico d'Europa, che diede il via ad un più razionale impiego di tale metodica di cura. In realtà i primi studi controllati sugli effetti biologici della psammatoterapia sono stati effettuati solo a partire dagli anni '50, in particolare per opera dell'Istituto di Idrologia medica dell'Università di Bologna, presso gli Stabilimenti di Grado. Tali ricerche ... consentendo di applicare sulla cute temperature molto elevate (55°-60°) proprio per le caratteristiche del mezzo di applicazione, cioè la sabbia a struttura finemente granulare, la cui discontinuità e secchezza facilitano la sudorazione, consentendo all'organismo di mantenere l'equilibrio termico e di evitare i rischi del colpo di calore. A tale intensa termoterapia si aggiunge la stimolazione di tipo chimico fisico dei granuli di sabbia e delle varie sostanze disciolte nell'acqua di mare che con essi sono commiste. Questo complesso stimolo fisico chimico portato sulla cute del paziente esplica effetti locali con l'intensa ipertemia, e generali, quali le marcate modificazioni del circolo, con variazioni della distribuzione del sangue e dei liquidi interstiziali che inducono attivazione dei processi metabolici, miglioramento del trofismo cellulare e facilitata eliminazione di scorie metaboliche. L'interazione di tali meccanismi realizza un sinergismo di azione estremamente utile e praticamente insostituibile sul piano terapeutico. ... inoltre si ritiene che vengano messi in atto fenomeni di attivazione neuroendocrina ... che si ripercuotono a livello dei connettivi, nel senso di un'azione favorente il riassorbimento degli stravasi ematici, delle essudazioni secondarie e la riorganizzazione dei tessuti lesi. (https://it.wikipedia.org/wiki/Sabbiatura_(medicina)#cite_note-2) ____________
Caspita !
La domanda che sorge spontanea è: ma perché la abbiamo praticamente abbandonata ? Forse gli alti costi di gestione, oppure il periodo di fruizione troppo limitato al solo arco estivo tra giugno e agosto e nelle sole giornate di sole. Oppure anche a causa della “mutua” che non passa più tale tipo di cura… Forse sono concause. Alcune considerazioni personali… Non c’è dubbio che le “Sabbiature” sono state un grande successo, in particolare della città di Grado, che ne detiene storicamente il primato. Una terapia che oggi potrebbe appartenere di diritto sia alla sfera prettamente medica, che a quella termale, del benessere e della cura della persona, oggi molto di moda. Il problema come sappiamo è la sua stagionalità ristretta: per poter effettuare le cure psammoterapiche (sabbiature come le chiamiamo comunemente), c’è bisogno del sole e del caldo estivo. La sabbia poi deve raggiungere circa i 60°. Io in passato mi sono curato con le sabbiature e mi hanno giovato moltissimo. Un problema al femore dovuto a viaggi prolungati in moto anche sotto la pioggia invernale (mi allenavo nell’isontino), e ad un trauma causato da un incidente sulla stessa gamba; ho sofferto di dolori che si sono affievoliti dopo un ciclo di sabbiature che poi ho ripetuto per tre stagioni. Dal 1986 ho dimenticato l’accaduto, non ho più dolori. Ma se volessimo riportarle in auge collegandole idealmente anche ai nuovi progetti termali facendo diventare questa risorsa una ulteriore potenzialità per la nostra Grado ? Il sole scalda anche d’inverno, ma il calore si dissipa velocemente. Se volessimo riprodurle in ambiente protetto, semicostruito, il problema maggiore forse sarebbero i costi di riscaldamento per una struttura che riproponga in modo naturale le condizioni utili e necessarie per la cura: alte temperature e protezione dalle piogge. Inoltre sarebbe assolutamente prioritario riprodurre le stesse condizioni che si verificano nell’arenile esteso. Proviamo ad immaginare un possibile scenario: - Una struttura articolata e bassa, con volumi di servizio alternati ai campi psammoterapici di diverse superfici, tarati e ottimizzati secondo nuovi parametri. Attraverso coperture trasparenti potremmo immagazzinare alte temperature (effetto serra) con il sole, ma che si disperderebbero quasi immediatamente in mancanza di irraggiamento e soprattutto il calore si disperderebbe anche verso il basso, verso la sabbia che non ha una grande capacità di trattenere il calore (basso calore specifico). - Ma se sotto la sabbia, che so, ad una profondità di 80 cm, un metro, ci fosse uno strato di materiale isolante opportunamente protetto ? beh, un miglioramento ci sarebbe, ma i costi di gestione sarebbero comunque elevati, non tanto per isolare la sabbia dal sottosuolo, ma per riscaldarla anche dal basso. - Ma se per riscaldare la sabbia usassimo l’acqua termale di cui la laguna è piena ? (basti pensare ai pozzi delle mote o al progetto di geotermia comunale del 2016 con i due pozzi profondi per il teleriscaldamento, con temperatura dell’acqua superiore ai 60° - https://www.airu.it/teleriscaldamento-geotermico-di-grado-un-successo/). Per scaldare uno strato di 80 cm di sabbia ci vuole lo stesso calore che serve per scaldare circa 15 cm di acqua.
Ricapitolando. Ipotizziamo di poter/voler realizzare un nuovo stabilimento psammoterapico moderno, dove non tutto è lasciato al sole e al clima; dove l’uomo può, tramite risorse comunque naturali (sole e geotermia), controllare il clima nei mesi meno assolati. Pensiamo a dei “campi” di sabbia con superfici da 100 a 200 mq ben orientati, leggermente rialzati rispetto all’intorno (due metri bastano) per non avere coni d’ombra, realizzati tra strutture basse e di servizio. Le coperture potrebbero essere realizzate in vetro/policarbonato che, come è ben noto, intrappolano i raggi del sole anche d’inverno facendo aumentare la temperatura interna, mentre d’estate potrebbero scorrere, aprirsi. Ipotizziamo un sistema ad aria (pompe di calore alimentate dal fotovoltaico) che ci permetta di garantire il giusto rapporto temperatura/umidità interna… In sintesi, di cosa avremmo bisogno per una soluzione di questo tipo: a) una struttura architettonica bassa ed articolata tra volumi di servizio per la psammoterapia e grandi “stanze/serre” rivolte al sole (apribili d’estate), coperte da superfici vetrate/serre in modo da ingabbiare il calore del sole; b) un pavimento strutturale con un “normale” riscaldamento a pavimento opportunamente dimensionato, alimentato attraverso uno scambiatore di calore alimentato dall’acqua dei pozzi caldi (geotermia) presenti e diffusi nel nostro territorio; c) Uno strato di sabbia (che annualmente viene rinnovato) per garantire alle sabbiature la qualità di cui abbiamo bisogno. Non mi sembra irrealizzabile, anzi, mi sembra alla nostra portata sia in termini di investimento che, e soprattutto, potrebbero utilizzare le risorse già esistenti in loco. Lo propongo alla riflessione.

sabato 13 marzo 2021

EDIFICIO EX CRISTALLO - Un Viale Verticale e Verde





A Grado mancano i motivi per venire nelle mezze stagioni, o quando il tempo in estate non è proprio “da spiaggia” e, perché no, a Natale: i presepi e le manifestazioni degli anni scorsi (vedi gli Artisti di strada) molto belle tra l’altro, aiutano ma non sono sufficienti a far fermare i turisti anche negli alberghi.



A mio parere, che certamente non è qualificato per meriti ma al limite per “primavere vissute”, è necessario focalizzare, sempre e ancora, sulle Peculiarità distintive: noi ci rechiamo volentieri dove troviamo qualcosa di unico, di più bello, di esagerato, che non trovi in altre zone e accessibile in tutti i sensi, economico e senza barriere.


(Le prossime immagini sono puramente evocative, sono spunti per dare forma alle parole).


Se smettiamo di pensare in termini edilizi (della serie: cosa “ci metto” nel volume dell’edificio Cristallo), e proviamo a pensare in termini di sistema urbano emerge che:


Guggenheim Museum N.Y.

- il fabbricato dell’ex Cinema Cristallo è in una posizione baricentrica;

- si trova in zona pedonale;

- lontano dalle auto;

- vicino alla spiaggia e al centro storico.

Insomma, un luogo ideale come cerniera ed elemento caratterizzante della nostra offerta turistica.


Cosa manca al nostro bel "centro città" e ai viali, oltre ad una rinfrescata agli arredi magari abbandonando definitivamente quel porfido tipico di altre zone ma non certamente di aree costiere di origine veneta ?


verde verticale

Manca proprio la sua usabilità a prescindere dal sole e dalla pioggia, dal caldo o dal freddo. Certamente una sfida!


Beh, io non vedrei male un sistema, implementabile, che riprendesse alcune idee sicuramente già collaudate (vedi foto) adattandole però al nostro contesto e soprattutto ai nostri tempi ! sia nelle forme che nei servizi offerti.




La proposta:


Centro Cristallo

Attraverso uno svuotamento del volume esistente ed una sua parziale destrutturazione anche nei suoi limiti fisici, è possibile realizzare un viale verticale, con percorsi a rampa interconnessi a volumi e servizi che appaiono come indipendenti, senza che si distingua in modo univoco quando sono all’esterno e quando all’interno del “Cristallo” (il suo nome è oltretutto evocativo), con presenza di vegetazione verticale, corridoi e passerelle anche esterne in un volume “smontato". Passerelle e collegamenti verticali sempre con vista esterna o su esterni virtuali.


Una sorta di galleria/spazio pubblico che sale e che leghi il tratto di viale, da una parte, con i giardini Oranzs e dall’altro con i giardini adiacenti alle Ville Bianchi (ex pattinaggio per i più ...esperti o anziani!), i giardini Marchesan, dove si trova anche il primo ingresso spiaggia.

Nuvola Fuksas

L’edificio non dovrebbe essere concepito come un volume chiuso, ma come se si procedesse in un moderno borgo con rampe/stradine e negozi/attività da utilizzare per:

- incontrarsi “all’aperto" anche se piove;

- visitare esposizioni artistiche e laboratori;

- sentire e produrre musica (in aree adeguatamente insonorizzate);

- prendere un aperitivo o pranzare;

- godere di rappresentazioni anche multimediali dove l’intera struttura diventa palcoscenico espositivo e le persone vi entrano, escono e ne fanno parte;

- in sommità, dal quarto al settimo/ottavo piano una struttura tecnologica e verde, trasparente, con ampio terrazzo e quindi con vista su mare e laguna. Una sorta di giardino pensile con una o due salette per musica, per mostre d’arte/cultura.

Un ritrovo per residenti e per turisti.


Permettere alla gente di salire dolcemente, facilmente, con pendenze del 6/8% di almeno due o tre livelli per giungere al blocco superiore panoramico. Dopo le rampe "sono già in alto", e poi se devo salire ancora accedo ad ascensori, piattaforme mobili... tutte panoramiche...fino al terzo e ultimo blocco, di 2 o 3 piani, per sfondare ed andare ad una vista di 360°. La salita deve offrire occasioni di sosta per godere di servizi e di viste, natura, arte. Una esperienza valida di per sè, che permetta di raggiungere la sommità in modo ancora più facile.

Concepire questo edificio come fatto di tre parti, in verticale: la prima a terra, come il prolungamento del viale, legata ad esso anche formalmente, con stessi materiali e forme; la seconda una zona di interspazio con rampe e piattaforme che servono volumi/stanza indipendenti, lungo i percorsi, anche fisicamente e infine la terza, il "blocco aereo”, di 2 o 3 livelli interconnessi e trasparenti, quasi sospeso, in alto.


Non abbiamo grandi superfici (il lotto ha circa 30 x 36 metri) per sviluppare con facilità i percorsi; le rampe non possono essere ripide e non possiamo occupare tutto lo spazio disponibile. Bisogna studiare i percorsi verticali in modo disomogeneo, più percorsi per diverse funzioni e per diverse utenze; percorsi misti, parte in rampa e parte in elevatori.


Prioritaria deve essere l’accessibilità in particolare ai volumi che partono da terra, in modo che la parte bassa sia un prolungamento naturale del viale e come tale vissuto. 

IL Centro Cristallo come polo, come viale verticale, con la base della struttura più di pertinenza del Viale, che possa ospitare su quasi tutta la superficie del lotto una grande sala urbana, permeabile, che possa essere utilizzata per riunioni, spettacoli, arte..


Su tutto l’idea di “Casa della cultura e dell’eno-gastronomia del Friuli Venezia Giulia”, con singole attività, coordinate tra loro per offerta e forme, per aperitivi, convegni, degustazioni, sul tema o meglio sui temi: laguna (pesce), Costiera, Carso, Collio, Bassa Pianura, Colline moreniche, montagna...


La programmazione annuale potrebbe avere un nucleo espositivo/commerciale fisso e satelliti che cambiano tema o prodotti a rotazione epr periodi certi e definiti: da 4 a 6/8 temi all'anno. I cambiamenti potrebbero essere ciclici in base alle stagioni e ai prodotti del territorio proposti.

Centro Pompidou - Parigi


Determinante sarà il soggetto, preferibilmente pubblico/privato, che dovrà organizzare gli eventi. Non un carrozzone gestito da gruppi di partito, ma più e meglio dalle categorie imprenditoriali e dalle associazioni locali, interessate al sociale.


La Galleria Cristallo (dai Giardini Oransz ai Giardini Marchesan):








A rendere la nuova struttura realmente urbana e integrata al resto della città e rispondente alle necessità dell'offerta turistica, la Galleria Cristallo; delle semi coperture trasparenti sui viali per mettere in relazione spazi urbani orizzontali e verticali. Ovviamente non come quelle ottocentesche, ma più moderne, slegate dagli edifici, con strutture autonome. Coperture trasparenti fisse e mobili quali nuove gallerie urbane tecnologiche e verdi, dove l’acqua è presente e caratterizzante tutta l’area.

Grado è una "laguna urbana" in fondo.

galleria Vittorio Emanuele - MI


La copertura del percorso, in parte mobile e in parte fissa, tecnologica, in funzione dei servizi offerti e degli arredi urbani, con elementi fissi ed altri temporanei. Forme indipendenti, che possano ricordare anche le stratificazioni urbane, la storia della città; deve inoltre richiamare la naturalità del posto.


Quindi Centro Cristallo e Galleria Cristallo come un tutt'uno, un unico progetto fisico e virtuale, fisso e plasmabile nel tempo. 



C’è bisogno di affascinare la gente, anche quando piove … portarla a Grado (quando si potrà) perché "tanto" si sta bene, "tanto" non costa tanto, "tanto" il gelato lo prendo, "tanto" sto in acqua lo stesso (termale), tanto mi prendo l’aperitivo… in pratica che piova o no io a Grado ci vado, le strade sono libere dalle auto, si può camminare e giocare, assistere a spettacoli anche in strada: "mi faccio" comunque 4 o 5 giorni lo stesso, che piova o no, perchè tanto l'offerta è varia.


Questo dovrebbe essere il nostro mantra: tramite le Peculiarità distintive prolungare la stagione, il periodo di offerta turistica con una immagine di centro di natura-cultura e per il tempo libero, unico al mondo, perchè anche se prendo l'aereo e faccio una vacanza ai tropici (che spesso costa meno che a Grado) non trovo quello che a Grado c'è: identità, bellezza, unicità.


Il passo successivo potrebbe essere uno studio preliminare di fattibilità.



Altro problema su cui vorrei dare il mio contributo, ma non ora, è l'innalzamento del livello delle acque, il surriscaldamento globale visto e gestito in una cittadina costiera, in un'isola che non ha l'importanza di una Venezia e che quindi non potrà avere mai fondi per un "Mose graisan".













venerdì 30 settembre 2016

Grado Tecnologica e Verde - Variante Alberghi

LA VARIANTE ALBERGHI

In Comune si discute da luglio sulla necessità di una variante alberghi e sui limiti da imporre in altezza onde evitare edifici troppo altri per la città.
Preciso che non sono mai stato dell'idea che parametri quantitativi (altezze massime, metri cubi realizzabili, distanze…) possano garantire una qualsiasi qualità architettonica: non è così che si fa architettura di qualità, ma tramite idee e persone che siano in grado di produrle. Mi dichiaro inoltre aprioristicamente contrario agli sviluppi in altezza degli edifici nella nostra cittadina.

Grado è situata tra la laguna e il mare, nel mezzo di ambienti naturali eccezionali, con vista sul golfo di Trieste, Carso e Alpi; insomma una posizione incredibilmente bella ed esclusiva.
Gli ambienti di Grado sono quello che una volta si sarebbe riconosciuto come zone a “vocazione parco”, come area esclusiva e ricca sia per i valori naturalistici, che estetici ed antropici.

Legambiente a luglio ha organizzato una bella iniziativa, una delle tante, per conoscere meglio il nostro ambiente. Durante gli incontri è stata citata una frase famosa di Alex Langer per un nuovo modello di vita: “più lento, più profondo, più dolce”. Vorrei tener presente questa frase per la breve riflessione che vorrei fare.

Una variante urbanistica (nello specifico per gli alberghi di Grado) per limitare le altezze credo sia utile: ho votato contro l’espansione verticale fin dalla prima variante Marin.
Personalmente sono dell’idea che Grado, essendo virtualmente e non solo all’interno di un “ambiente-parco”, con valori unici, debba rimanere “morbidamente” distesa tra i suoi dossi, o su quello che ne rimane.

Non voglio perdermi in giustificazioni strutturali sulla non opportunità di fondare grattacieli sul fango (non sono un esperto e non voglio rischiare quindi di dire inesattezze perché una qualche soluzione tecnica ci sarà sicuramente per palazzi di trenta piani da appoggiare nel fango del sottosuolo di Grado), ma mi domando che senso abbia realizzare edilizia verticale, che è sempre “più aggressiva e più speculativa”, in un ambiente come il nostro dove dovrebbe prevalere l’inserimento ambientale, l’utilizzo di energia pulita, il rispetto delle dinamiche naturali, uno sky line pulito: abbiamo già dato.
A mio modesto parere Grado deve recuperare una dimensione più “soft”, puntando sulle peculiarità ambientali e storiche, su un turismo “più lento, più profondo, più dolce”: biciclette, convenzioni con il territorio esteso, servizi.

Quindi, per tornare a bomba, quale deve essere la misura più corretta per limitare le altezze e garantire a Grado una qualche qualità percettiva ? perché 18 metri e non 17 ? o 20 e non 19 ? quali sono i parametri certi per determinarle, se ne esistono?
Credo che se continuiamo a porre il problema in questi termini, come ne stiamo discutendo da un paio di mesi, non troveremo una soluzione ragionevole, perché non esiste una regola che lega qualità a quantità.

Forse converrebbe porci un’altra domanda: quanto durerà questa norma e come posso gestire al meglio le pressioni, anche legittime, in atto? Quanto durerà la nuova variante che avrà un tempo di gestazione e di avvio di forse un anno? Sicuramente, o meglio probabilmente, una volta in vigore, avrà valenza fino alla fine del mandato di questa amministrazione perché sul dopo-Raugna non possiamo sapere. Quindi 3-4 anni ? In quattro anni quanti alberghi saranno interessati dalla variante ? Pochi, forse solamente l’albergo del Castelletto: oggetto di riflessione già da parecchi anni, almeno dieci.
Proporrei per questi motivi un diverso approccio al problema: